Skip to content

‘A Cannedda

A Cannedda, antica località della Sicilia, custodisce un ricco patrimonio di devozione legato a Sant’Antonio di Padova, portato nella regione dai frati Minori osservanti nel XIII secolo.
La tradizione narra dei miracoli e dei passaggi del Santo in questi luoghi, dai suoi naufragi sulle coste siciliane alle sue soste nei conventi locali.
È da qui che nasce la suggestiva tradizione del “viaggio pa Cannedda”, un pellegrinaggio annuale intriso di penitenza e festività, che attira numerosi fedeli lungo i sentieri dei boschi dei Nebrodi.
La celebrazione culmina con la benedizione del pane e dell’alloro, seguita dalla festosa sfilata di muli e cavalli addobbati con foglie di alloro, simbolo di una fede che si rinnova e si tramanda di generazione in generazione.

Testi di Francesco Sarra Minichello

PERIODO

2 Settembre

CONTATTI

Confraternita di Sant’Antonio di Padova
Piazza Miracoli - 98031 Capizzi Me email confrsantoniocapizzi@virgilio.it

Luogo

Località Cannedda

In Sicilia la devozione al Santo, fu portata con certezza dai frati Minori osservanti con San Benardino da Siena che inviò il Beato fra Matteo Gullo di Agrigento, maestro dei novizi a Padova, a fondare diversi conventi in Sicilia tra i quali il convento dei minori osservanti di Capizzi. Proprio all’interno della chiesa vi era un altare dedicato al Santo.

La tradizione narra che Sant’Antonio, ansioso di dare la vita per la conversione degli infedeli, decise di recarsi in Marocco: ma venne colpito da una malattia che lo tenne bloccato, infermo a letto. Trascorso l’inverno del 1220 a Marrakech, provato dall’insuccesso della sua spedizione, decise di fare ritorno in patria, in attesa di ristabilirsi. 

Veleggiando verso il Portogallo, s’imbatté in una furiosa tempesta che lo abbandonò sulle coste orientali della Sicilia tra Milazzo e Messina. Durante la primavera del 1221 riprese le forze con il dolce clima della Sicilia: s’incamminò poi verso Assisi ove il 30 maggio 1221 venne celebrato il capitolo delle stuoie, con la presenza di San Francesco e  tantissimi altri frati. 

Alla fine un’altra venuta sembra successa nel 1227, dove veleggiando per la Francia per partecipare al capitolo generale di Assisi, avrebbe subíto, secondo tradizione, la medesima sorte: questa volta però naufragò nelle coste di Cefalù dove avrebbe fondato un convento. 

Da lì si spostò a Castelbuono dove compì il miracolo della campana, poi lo ritroviamo nella dorsale dei Nebrodi, più precisamente nella località “Cannedda” oggi territorio del comune di Caronia, ex feudo del principe Pignatelli, dove la tradizione racconta che il santo abbia sostato e  riposato una notte intera. 

Il Santo in seguito, soggiornò nel convento di Patti, dove mutò le ossa del cappone in squame e lische di pesce, poi in quello di Castroreale, a Furnari e di nuovo a Messina, dove risalì tutta l’Italia per dimorare definitivamente nei pressi di Padova.

Nasce proprio da qui la tradizione di fare “u viaggio pa Cannedda”. Tra la notte dell’1 e del 2 settembre si svolge un pellegrinaggio penitenziale a piedi e/o a cavallo che consente il perpetuarsi di un rito religioso, che si tramanda da secoli. Effettivamente potrebbe anche trattarsi della cavalcata leggendaria e storica dell’alloro, dell’allegria, della crapula o addirittura potrebbe commemorare il trionfale ingresso dei normanni a Capizzi.

Numerosi sono i fedeli che intraprendono il cammino, attraverso i suggestivi boschi dei Nebrodi. Dopo la celebrazione Eucaristica davanti l’edicola del Santo con la benedizione del pane e dell’alloro, i vari gruppi di fedeli si ristorano dalle fatiche del viaggio e banchettano in allegria. Di pomeriggio vi è il rientro in paese con “a Ntrata a Dddauro ”con la sfilata di muli e cavalli, adornati a festa con foglie di alloro e con la caratteristiche bardature.

Non puoi copiare il contenuto di questa pagina